Il lento innarrestabile degrado dell’ambiente di S. Michele all’Adige

 

Le recenti giornate FAI hanno portato all’attenzione ed all’ammirazione dei trentini il patrimonio storico, architettonico, artistico, naturalistico e culturale della borgata, in particolare la chiesa parrocchiale ricchissima di capolavori d’arte, l’antico convento agostiniano ora sede dello straordinario Museo degli Usi e dei Costumi delle Genti Trentine ed il prestigioso Istituto Agrario, centro ormai secolare di cultura e ricerca.

Se tutto ciò si è rivelato di grande valore e di straordinario interesse, ampliando lo sguardo oltre e tutto attorno al nucleo centrale, percorrendo verso nord le vie dell’antico borgo e verso sud quelle recenti, cercando di avvicinarsi al fiume, ci siamo imbattuti in tanti e gravi elementi di degrado, presenti e futuri, che inquadrano più realisticamente la realtà ambientale della borgata.

Il centro storico, nel quale sono presenti pregevoli edifici, evidente incrocio della cultura italiana e tedesca, appare in situazione di forte degrado, con inserimento di costruzioni ed elementi anomali, con grave disordine ed abbandono; esso è coperto, specie sul lato sud, da edifici recenti disordinati e di scarso pregio, che poco invitano ad addentrarsi nel vecchio borgo, dove peraltro la ricettività è assai carente.

L’interessante cortina di case lungo il fiume, schiacciata e schermata dalla strada statale, è grigia di polvere e di abbandono. A fianco corre il fiume, non godibile, pieno di rifiuti ed odoroso di scarichi fognari; dalla riva si può ammirare il potente ponte ad arco o osservare sconsolati il prepotente edificio commerciale realizzato in sponda destra, graziosamente munito di abbaini e di finiture azzurre; all’incrocio con il ponte un doloroso S. Giovanni Nepomuceno osserva preoccupato il disastro ambientale.

A sud del centro storico si incontrano vari edifici pubblici:

    * accanto allo storico albergo Aquila Nera la scuola elementare, in pieno stile tecnologico anni 60, in forte contrasto con i fabbricati limitrofi, saggiamente destinato alla demolizione, per fare posto ad una nuova scuola, che si spera molto più rispettosa delle preesistenze e consapevole di costituire il lato sud del portale di ingresso al castello ed all’Istituto;
    * il nuovo municipio e la nuova biblioteca comunale con aggressiva e potente copertura a due falde in legno lamellare, porticati e pilastroni in c.a.;
    * il palazzetto polivalente, con struttura in acciaio, configurato a baule con vari corpi aggiunti;
    * la scuola materna, bassa, di grande semplicità, con copertura piana.

Un assemblaggio variegato di tipologie edilizie, di forme e di materiali, senza apparente logica d’insieme; c’è da attendersi prossimamente un edificio tedeschizzante con erker e torrette (ispirato al centro storico), un fabbricato contraffortato e merlato (ispirato al castello) e ovviamente un palazzo con rivestimento in vetro fumé.
Questo è il presente, ma altre brutte sorprese si approssimano nel futuro: il convitto, in costruzione a nord dell’Istituto Agrario, a seguito di vivaci proteste e documentazioni da parte di Italia Nostra, di altre Associazioni e di molti cittadini di S. Michele, è stato leggermente abbassato e spostato verso est. Rimarrà comunque una presenza impattante nei riguardi dell’antico convento agostiniano; la sua localizzazione venne basata sulla falsa notizia della presenza di resti archeologici, là dove era stato progettato in modo molto più corretto dall’arch. Renzo Aste di Rovereto, allarme smentito dal Servizio Archeologico provinciale fin dal 1992, ma purtroppo ribadito (?!) dall’Assessore provinciale Grisenti nel 2002.

Infine il progetto dell’Università di Enologia e biotecnologie verdi, previsto a sud dell’Istituto nella zona ex stalle, un blocco compatto di 30.000 mc circa, alto 17 mt. e lungo 81,50, un “casermone, una struttura mastodontica tipologicamente anomala, un obbrobrio, una colata di cemento”, così come è stato definito sulla stampa, che verrà ad insediarsi in una zona di grande pregio ambientale, coprendo ad est i vigneti retrostanti e perfino la base boscata della montagna. Il progetto è stato imposto frettolosamente senza concorso di idee, senza essere preceduto da uno studio generale sull’intera area destinata ad “Attrezzature di interesse provinciale”, così come previsto dalle norme del P.R.G., senza il rispetto delle norme di zona e tra l’altro senza la definizione delle effettive disponibilità di parcheggio.

È oltremodo auspicabile quindi, essendosi interrotto l’iter di approvazione dell’iniziativa universitaria, che chi di dovere sappia salvaguardare in modo più sensibile le caratteristiche ambientali, storiche e paesaggistiche del proprio territorio, ricercando una soluzione più organica e rispettosa dello stesso. Una sana autocritica da parte dei tecnici e degli amministratori sarebbe opportuna e necessaria, poiché se si continuerà a costruire edifici senza logica e senza rispetto delle preesistenze e delle valenze ambientali, si degraderà irrimediabilmente il valore dell’insieme e dei singoli complessi monumentali e conseguentemente il loro interesse e la loro appetibilità.

Il Presidente della sezione trentina di Italia Nostra
ing. Paolo Mayr

Trento, 29 marzo 2006
 Aggiornato il 25 aprile 2006