Trento deve essere più verde

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TRENTO DEVE ESSERE PIÙ VERDE

Italia Nostra Trento intende inserirsi nel dibattito avviato dalla presidente di INU-Istituto Nazionale di Urbanistica Sezione Trentino, Anna Viganò, sui temi della tutela del verde e della permeabilità dei suoli all’interno della città di Trento (l’Adige 8.09.2026), proposti in relazione ai recenti casi di aumento delle volumetrie urbane con relativa  cementificazione o pavimentazione delle aree esterne perimetrali. All’invito a questa riflessione ha risposto l’assessora comunale Monica Baggia (l’Adige 09.09.2026), che considera la soluzione dei “tetti verdi” come una sufficiente risposta all’eliminazione degli “spazi verdi naturali” che da sempre hanno qualificato le zone residenziali urbane, e per ultimo Giorgio Tecilla (l’Adige 19.09.2026) con una digressione sulle modalità di sviluppo urbano degli ultimi decenni -che ha prodotto un ampio parco di alloggi attualmente inutilizzati- ed un invito a porre più attenzione al mantenimento del grado di vivibilità della nostra città, che passa anche dal mantenimento delle aree verdi e dall’adattamento climatico. Particolarmente interessante, sempre sul tema in oggetto, è l’intervento di Elena Tonezzer (editoriale de “Il T” 15.09.2026) che propone una riflessione “storica” recuperando il pensiero di Giorgio Grigolli che già nel 1956, discutendo della necessità di organizzare con una attenta pianificazione urbanistica la forte spinta della crescita urbana del tempo, “sottolineava in modo lungimirante che l’aspetto più grave di quello che stava accadendo era la progressiva e rapida cancellazione degli spazi verdi, degli orti e prati, in favore di una scacchiera di case ed edifici pubblici”.

La poca attenzione – ma sarebbe meglio dire l’incuria – per le alberature urbane è però proseguita fino ad oggi: nel tempo sono stati sacrificati migliaia di alberi all’interno del perimetro urbano e ancora oggi sono frequentissimi gli abbattimenti del patrimonio arboreo, sia pubblico che privato, che hanno depauperato la nostra città di un bene preziosissimo, un polmone fondamentale per assicurare un buon livello di qualità della vita dei cittadini.

Nel tempo, infatti, è stata abbattuta la stragrande maggioranza dei secolari cedri che caratterizzavano ogni quartiere: il solo timore di caduta dei rami per carico neve è stato il motore di accensione di tante motoseghe, per non parlare degli alberi a foglia caduca e del fastidio che comporta il dover raccogliere in autunno le foglie dai vialetti o degli alberi lungo i marciapiedi le cui radici -a causa di erronee scelte tipologiche al momento della piantumazione- a volte sollevano parte della pavimentazione! Tutti argomenti che hanno dato il via libera a tanti abbattimenti.

La poca attenzione è dimostrata anche dall’abbandono a sé stesso del destino del verde privato, un patrimonio che, pur essendo giuridicamente di proprietà privata, partecipa ad assicurare la ricchezza biologica e la qualità dell’ambiente urbano. Anch’esso, infatti, è un bene comune di cui tutti i cittadini possono godere: gli alberi che hanno radici su terreni di proprietà privata spesso aggettano la loro chioma al di là delle recinzioni, sulle vie pubbliche e la estendono ampiamente nel cielo, che per fortuna non è perimetrato.

Un aspetto, quella della tutela del patrimonio arboreo privato, che in ottemperanza a quanto disposto dall’articolo 93, comma 1, lettera c) della legge provinciale di ordinamento urbanistico n. 22 del 5 settembre 1991, trovava puntuale disciplina nei regolamenti edilizi comunali che imponevano rilascio di un’autorizzazione comunale in caso di proposta di abbattimento delle alberature adulte (con circonferenza superiore a 40 cm misurata a 1 metro di altezza dal suolo).

Purtroppo, le successive leggi provinciali di ordinamento urbanistico -la n. 1 del 2008 e la n. 15 del 2015- non si sono più preoccupate della tutela del patrimonio arboreo privato e uno dopo l’altro i comuni si sono adeguati a questa nuovo orientamento. Ma qualche comune trentino, particolarmente attento al mantenimento delle alberature urbane, ha mantenuto in vigore la precedente disciplina. Questo non è successo per il comune di Trento, per cui l’abbattimento degli alberi su suolo privato ora è completamente libero: in qualsiasi momento un privato può decidere di eliminare un albero del proprio giardino, anche se di pregio, anche se secolare!

Ma gli alberi storici qualificano un’intera strada o addirittura un intero quartiere, accolgono una notevole varietà di vita – dagli uccelli che vi nidificano agli insetti e alle micro forme vegetali e funginee -, creano ombra e riducono le temperature estive, producono ossigenazione dell’aria, aiutano l’assorbimento dell’acqua piovana e il suo lento rilascio.

Gli alberi, in definitiva, sono i migliori alleati nella tutela dell’ambiente e della salute dell’uomo.

Anche l’aspetto percettivo ad essi connesso non è trascurabile, sia sotto l’aspetto della percezione visiva, sia dalla percezione di benessere psicofisico.

Gli alberi contribuiscono alla bellezza dei luoghi, alla conformazione dei paesaggi o dell’ambiente urbano e al racconto della loro storia. Gli alberi sono quindi un “tesoro complesso”, un patrimonio vitale che va analizzato, conosciuto, salvaguardato in una prospettiva di conservazione generale.

Anche attualmente Trento non eccelle dal punto di vista della salvaguardia di questo patrimonio: nonostante la redazione di un “Piano del verde urbano”, spesso è proprio dal Comune che arrivano progetti di abbattimento di alberature, anche storiche, senza nemmeno la valutazione di possibili alternative.

Tra i casi più recenti possiamo citare i tigli di San Bartolomeo e gli alberi sul lato est di Lungadige Monte Grappa, abbattuti rispettivamente per la realizzazione di un nuovo complesso edilizio e per la costruzione della nuova stazione delle corriere nel grande parcheggio “ex Sit” (chiamata in modo altisonante Hub intermodale). In entrambi i casi – a parte l’illogicità dello spostamento della stazione dall’originaria posizione adiacente alla stazione dei treni – si poteva fare di meglio, perlomeno rispettando gli alberi che, con una progettazione appena un po’ più attenta, potevano essere conservati e continuare a qualificare quegli spazi pubblici (vedasi immagini allegate).
Ma non è finita qui: preoccupa fortemente anche l’ipotizzato abbattimento di alcuni maestosi platani sul lato ovest di Lungadige Monte Grappa, insito nel progetto della nuova Funivia del Monte Bondone in modo molto vago, senza la definizione né del numero, né di quali di questi straordinari alberi storici dovrebbero essere sacrificati. Basterebbe solo questo argomento per dirottare la scelta del tracciato funiviario esattamente su quello esistente.

Quindi, alla luce dei frequentissimi episodi di abbattimento del patrimonio arboreo, sia pubblico che privato, dobbiamo affermare che Trento deve essere una città più verde.

Non è il territorio comunale a dover essere più verde – che di boschi e alberi le pendici dei suoi monti sono ricche – ma è la città che deve tornare ad essere verde, dopo aver estromesso, costantemente e inesorabilmente, il proprio patrimonio arboreo storico.

E non si dica che per ogni albero storico abbattuto ne sono stati piantumati altri o si è provveduto a realizzare qualche “tetto verde”: non è la somma dei numeri che deve essere pareggiata, ma l’estensione e la massa delle chiome e la loro capacità di fitodepurazione e di ombreggiamento.

Se da una parte Italia Nostra Trento intende stigmatizzare in modo assolutamente deciso ogni eventuale ipotesi di una nuova espansione edilizia sulle falde del Monte Bondone, da proporre all’elite che un domani potrà permettersi il trasferimento residenziale in quota per trovare refrigerio durante le estati – che saranno sempre più torride -, riteniamo, invece,  sia il caso di adottare programmi di mitigazione degli effetti del nuovo clima, mediante sistemi naturali di ombreggiatura e di refrigerio che la nostra città dovrà offrire a tutti i suoi cittadini, proseguendo l’esperimento denominato “Più fresco per tutti!” – anche conosciuto come “Cortili climatici” – che prevede la depavimentazione e il rinverdimento di quattro cortili scolastici.

In attesa dell’inserimento delle norme del “RIE – Riduzione dell’Impatto Edilizio” (che individuano nuovi strumenti da adottare in edilizia per il  contrasto alle isole di calore urbano, per il miglioramento della gestione delle acque piovane e per la riduzione dell’impermeabilizzazione del suolo) nel progetto “R.E.C. – dentro la sfida del clima” e ansiosi di vedere gli effetti del “Piano del verde urbano”, approvato già nel marzo 2025, esortiamo il Comune a farsi promotore dell’assoluta salvaguardia delle alberature storiche

Non è più il momento di concentrarsi sulle “aiuole decorative”- attività promossa con entusiasmo già dal 1960 con gli interventi denominati “verde pubblico” ma di poca incisività sui benefici urbani che vadano oltre alla semplice percezione visiva – ma è necessario un cambio di rotta sulla conservazione ed implementazione del verde storico urbano. È ora di passare dalle parole ai fatti. Salviamo le alberature storiche!

Italia Nostra Trento – Il Consiglio Direttivo

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