Plateatici: concessioni in uso di spazio pubblico che non deve essere privatizzato

I PLATEATICI: CONCESSIONI IN USO DI SPAZIO PUBBLICO CHE NON DEVE ESSERE “PRIVATIZZATO”

Anche Italia Nostra solleva una critica, e non per la prima volta, all’iter seguito dal Comune di Trento per la definizione del regolamento sui plateatici. Già dall’avvio del procedimento, infatti, la nostra associazione -che lavora per la tutela del patrimonio storico-architettonico e dei beni comuni- ha chiesto, in qualità di rappresentante della cittadinanza, la possibilità di partecipazione ai tavoli di confronto, dove invece sono state convocate, oltre alla Soprintendenza per i beni e le attività culturali, ben tre associazioni di categoria (Confesercenti, Associazione Pubblici Esercizi, Associazione Ristoratori).

Se l’amministrazione comunale -che dovrebbe rappresentare tutti i cittadini, esercenti compresi- non è stata in grado di proporre direttamente un proprio regolamento, allora avrebbe dovuto raccogliere le esigenze e le osservazioni di tutti gli interessati, cittadini compresi -in qualità non solo di fruitori dello spazio pubblico ma anche, e soprattutto, in qualità di elemento vitale, propulsivo, generatore dello spazio urbano- rendendoli partecipi di un dibattito allargato, al fine di dare garanzia di rispetto della cosa pubblica e di equità di trattamento alle diverse forme di rappresentanza dei cittadini.

Sul tema plateatici hanno agito molto le deroghe concesse a causa dell’epidemia Covid ma ora, pur essendo state queste reiterate ad ogni inizio anno, la situazione critica è alle spalle già da parecchio tempo e non sarebbe corretto basare su criticità temporanee e superate le decisioni che incideranno in futuro sulla fruizione e sulla gestione dello spazio pubblico.

Nella convinzione che la città debba essere abitata, vissuta, accogliente, aperta, luogo di sviluppo di attività economiche, rimarchiamo però il diritto del cittadino dell’utilizzo dello spazio pubblico.

Il plateatico non può essere “sottrazione di spazio pubblico” ma deve essere “uso di spazio pubblico”,  deve assicurare la percezione unitaria dello stesso e il mantenimento di prospettive visive libere sulle architetture e sugli elementi di pregio (affreschi, insegne, ecc.) che caratterizzano i centri storici.

Perciò i criteri inderogabili per l’allestimento dei plateatici dovrebbero essere:
– plateatici solo a cielo aperto, con tavolini, sedie, ombrelloni; privi di pedane, recinzioni e delimitazioni;

  • sistemi antivento leggeri, trasparenti e removibili;
  • elementi pubblicitari contenuti in tabelle da tavolo: no ai totem pubblicitari;
  • mantenimento del decoro pubblico.

La fila di parapetti in struttura metallica e vetro, proposta nei rendering allegati al regolamento dei plateatici, andrebbe a limitare la percezione unitaria dello spazio pubblico creando nella pratica un frazionamento e una a “sottrazione” dello spazio pubblico dato in uso alle attività ristorative.

LO SPAZIO PUBBLICO È PER I CITTADINI

Sull’utilizzo dello spazio pubblico, poi, ci sarebbe da dire qualcos’altro: negli ultimi anni si assiste ad una volontà quasi “isterica” di occupare ogni spazio libero con attività e strutture di diverso genere. Ogni settimana deve essere organizzato un qualche evento, ogni evento deve essere partecipato da sempre un numero maggiore di persone, preferibilmente turisti. 

Nemmeno Piazza Duomo viene preservata da tale ossessione. Su questo tema è intervenuto più volte anche il presidente del Museo Diocesano, sconcertato per il reiterato ingombro della piazza, fino a una distanza di 2 metri dal Duomo, con volumi che vengono montati e smontati, toi-toi, casette, luci, suoni, colori- in un luogo che, essendo stato un campo cimiteriale e poi il sagrato, un tempo aveva un carattere semi-sacro.

LODE ALLA PANCHINA PUBBLICA

Non si pensa mai, invece, ad offrire possibilità di uso quotidiano dello spazio pubblico al cittadino, che dovrebbe poter sostare nelle piazze della propria città, incontrare amici, fare nuove conoscenze, coltivare relazioni. Da un paio di decenni abbiamo visto sparire da questi luoghi quasi tutte le panchine che un tempo permettevano ai cittadini di trovarsi e di stare insieme.

La previsione di una sosta non era occasionale ma faceva parte di un sistema urbano vitale, di una pratica sociale condivisa. Le sedute erano integrate nel disegno del suolo, le panchine erano “luoghi” di vita. In questo modo la città storica accoglieva il cittadino e lo straniero.

La scomparsa delle sedute pubbliche è avvenuta nel silenzio, mossa sia dal tentativo di emarginazione delle persone fragili -che a volte vi trovavano la possibilità di trascorrere la notte- sia da un processo di radicale mutazione culturale richiesto dagli operatori commerciali che via via hanno contrastato il criterio di gratuità di uso dello spazio urbano. Oggi infatti le panchine pubbliche sono pressoché sparite e le possibilità di relazione nello spazio pubblico sono demandate alla sfera commerciale, non più all’offerta pubblica, gratuita. 

Lo spazio pubblico deve continuare a fornire il fondamento della convivenza, permettere ai cittadini di vivere insieme: chiediamo il reinserimento delle panchine pubbliche nelle piazze!

Trento, 13.10.2026

Italia Nostra  Trento – Il Consiglio direttivo

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