
L’URBANISTICA NON È LA SOMMATORIA DEGLI INTERESSI DI OGNUNO, MA LA DEFINIZIONE E LA GESTIONE DELL’INTERESSE GENERALE DELLA COMUNITÀ
La richiesta del Consiglio delle Autonomie Locali inoltrata all’assessore all’urbanistica Mattia Gottardi, di “snellire il lavoro” al fine di velocizzare le approvazioni delle numerosissime Varianti ai PRG depositate presso il Servizio Urbanistica provinciale, se sottesa dall’intenzione di ridurre il grado di controllo sulla rispondenza alle direttive e alle previsioni normative o sui contenuti minimi degli elaborati, travalica il senso della logica e della correttezza istituzionale.
Italia Nostra Trento ha denunciato più volte il modo con cui viene esercitata dalle amministrazioni locali la propria competenza in materia urbanistica.
Tante volte abbiamo contestato alle Amministrazioni la mancanza di capacità -o volontà- programmatoria a lungo termine, che sappia orientare gli interventi sul territorio verso un disegno organico e preciso del futuro assetto urbanistico, sociale ed economico. Tante volte abbiamo dovuto constatare approcci sommari e semplicistici alla complessa disciplina dell’urbanistica, che spesso viene gestita senza la necessaria conoscenza e padronanza, e all’uso dei suoi strumenti
Tante volte abbiamo rilevato previsioni di piano che derivano dalla mera raccolta di richieste da parte di singoli portatori di interessi esclusivamente personali (pensiamo ai numerosissimi casi di demo-ricostruzione di edifici nei centri storici o nelle zone agricole), che producono varianti che si configurano sempre più come sommatorie di volontà espresse dai proprietari di terreni e di edifici, totalmente prive, se non addirittura contrastanti, con un disegno generale di corretto assetto del territorio. Tale sistema viene propagandato per un’apertura alla partecipazione popolare, che pure trova preciso richiamo nella legge provinciale per il governo del territorio, ma risulta un’operazione puramente demagogica, quando invece il processo di formazione di una variante al PRG dovrebbe essere l’occasione per condividere con la comunità il sistema dei valori da preservare e le prospettive verso le quali orientare lo sviluppo del proprio territorio.
Che dire poi della situazione relativa alla pianificazione degli insediamenti storici, tema sul quale Italia Nostra Trento è più volte intervenuta. Il rimetter mano, variante dopo variante, alla classificazione degli edifici presenti negli insediamenti storici, in genere decretandone il loro minor valore rispetto a quanto stabilito pochi anni prima, non costituisce certo una modalità di pianificazione orientata alla necessaria tutela e recupero degli edifici,quanto piuttosto un acritico adeguamento alle richieste della proprietà immobiliare, le cui logiche poco hanno a che fare con gli obiettivi di conservazione del patrimonio storico. L’aggiornamento della schedatura predisposta dal progettista incaricato non è praticamente mai l’occasione per una approfondita analisi degli interventi realizzati in attuazione di precedenti piani, ma semplicemente una revisione dei “punteggi”, per giustificare la possibilità di realizzare interventi rispondenti alle sollecitazioni di un mercato immobiliare che -soprattutto nelle zone turistiche- si preoccupa unicamente della massimizzazione dei profitti senza alcuna attenzione alla caratterizzazione tipologica degli edifici storici.
Altro aspetto critico è quello relativo al consumo di suolo, rispetto al quale troppe varianti appaiono del tutto riluttanti se non addirittura indifferenti rispetto a quanto stabilito dalla legge.
Intervenendo nel dibattito di questi giorni, Italia Nostra condivide la posizione dell’assessore provinciale all’urbanistica: non risulta necessaria una semplificazione del procedimento, né una modifica della legge per il governo del territorio, quanto piuttosto recuperare la consapevolezza, sia tra amministratori che tra professionisti, che ciò serve è un’urbanistica che tenga conto dei significati e dei valori del patrimonio storico-culturale e del paesaggio, che fermi il consumo di suolo, la cementificazione, la distruzione dell’ambiente e del paesaggio.
Ma non basta, serve un’urbanistica capace di contribuire a limitare le diseguaglianze sociali, capace di creare i presupposti che consentano di affrontare con la necessaria determinazione politica il tema della casa, riassegnando un ruolo di centralità all’ente pubblico ad esempio rendendo disponibili risorse finanziarie provinciali per attivare quanto già consentito dall’articolo 56 della legge urbanistica 15/2015 che disciplina l’espropriazione di aree comprese nei piani attuativi d’iniziativa pubblica per specifiche finalità. Potrebbe essere l’occasione per recuperare modalità d’intervento che in passato hanno dato buoni risultati, come ad esempio l’esperienza delle cooperative edilizie, un soggetto che anche dai risultati di uno studio di EURICSE dello scorso anno, potrebbe assumere un ruolo significativo riguardo al tema dell’emergenza abitativa.
Manuela Baldracchi
Italia Nostra Trento
presidente

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