
FOTOVOLTAICO A TERRA E PAESAGGIO
Chi si ricorda di come fino a pochi decenni fa si arrivava a Tione percorrendo la strada statale 237 da Trento o da Ponte Arche, ha ancora viva nella memoria l’immagine di un paesaggio armonioso: un luogo ameno, caratterizzato da campi ancora in parte coltivati e da una distesa di prati punteggiati da innumerevoli alberi di noce che, con il variare del cromatismo delle fronde, accompagnavano lo scorrere delle stagioni.
Un bel “biglietto da visita” per l’ingresso nelle Giudicarie interiori e nella Val Rendena, accompagnato dalla vista laterale delle cime montuose del gruppo del Carè Alto che con il grigio chiaro delle rocce o con il manto candido invernale contrasta con il blu del cielo.
Ora la bellezza di questo luogo è svanita, aggredita e cancellata dalla costruzione di enormi volumi a destinazione commerciale e artigianale e dalla messa in bella vista della discarica comprensoriale, ormai inattiva, precedentemente filtrata da una vegetazione arborea.
Non si intende con ciò proporre una battaglia contro le strutture edilizie destinate alle attività economiche -che è bene e utile trovino modo di svilupparsi- ma sostenere il concetto che il loro posizionamento sul territorio deve essere ben organizzato e dipendere da un’attività programmatoria che sappia proporre le scelte più congrue di logistica, di utilizzo del suolo e garantire la salvaguardia di un bene prezioso, patrimonio collettivo, costituito dal paesaggio.
Uno strumento urbanistico assoggettato agli interessi di privati imprenditori e soggetto a continue deroghe non è in grado di gestire un logico e coerente sviluppo degli insediamenti e nemmeno di garantire con la dovuta responsabilità i costi che l’amministrazione è chiamata ad affrontare per la fornitura di servizi ed infrastrutture (impianti, acquedotti, reti elettriche, telefoniche, fognarie, ecc.) che spesso, a causa della disseminazione degli edifici, devono estendersi sul territorio in maniera esageratamente ampia e dispersiva.
Questa riflessione deve essere posta urgentemente sui tavoli di chi si dedica alla stesura dei piani regolatori e delle relative norme, perché è urgente salvaguardare quel poco di suolo libero rimasto in Trentino dopo decenni di sfruttamento e di forzatura delle regole.
Siamo partiti con l’immagine di un luogo che fino a pochi decenni fa era ancora intonso e bellissimo. Abbiamo scelto proprio questo (le cui vicende rispecchiano comunque quelle di numerosi altri luoghi ai bordi dei nuclei edificati trentini) per via di un’ulteriore recente iniziativa di aggressione paesaggistica.
Si tratta di un parco fotovoltaico a terra, che verrà realizzato in sinistra orografica del Sarca, a pochi metri di distanza dalla riva del fiume. Una notevole superficie di pannelli rilucenti neri (potenza di picco 999,60 kWp e potenza nominale 996,40 kWp), che andranno a soffocare il verde naturale e a creare artificiali tasselli nel paesaggio sopra descritto.
Il progetto si fa forza di quanto previsto nella definizione delle aree idonee dalle norme provinciali in materia di criteri per l’installazione degli impianti fotovoltaici e solari termici a terra e
e rispetta la normativa tecnica, avendo anche ottenuto le relative autorizzazioni. Ma ciò che qui si vuole mettere in rilievo è il tema paesaggistico che, a livello generale, non viene valutato come invece richiesto dall’importanza e dal valore del paesaggio, inteso sia nell’accezione di bene comune, sia in termini culturali ma anche economici e la cui salvaguardia è normata a partire dalla Costituzione della Repubblica Italiana -dove la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione entra tra i principi fondamentali dello Stato- oltre che dalla successiva Legge Galasso del 1985 e dalle norme provinciali che demandano al PUP il ruolo di un corretto governo del territorio, per finire con il Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004 e con il Codice dell’urbanistica e dell’edilizia – LP 15/2015.
Sul tema del fotovoltaico a terra Italia Nostra è intervenuta spesso, rilevando come la positiva spinta verso sistemi di produzione di energia alternativa non può cadere in azioni deturpanti il territorio e il paesaggio. I pannelli fotovoltaici costituiscono una delle soluzioni più diffuse per la fornitura di energia rinnovabile, ma la loro installazione deve rispettare regole che salvaguardino il territorio. Anche su questo tema il criterio deve essere quello della localizzazione più consona, non quella dettata dalla massima comodità del proponente.
La loro unica collocazione consona è quella sui tetti, sulle ampie superfici “neutre” e già impermeabilizzate che il nostro territorio può mettere a disposizione: le coperture dei complessi industriali e artigianali, gli edifici scolastici, del terziario, le strutture di ombreggiatura dei parcheggi e degli autogrill, ecc.
Urge mettere fine ad un’invasione insostenibile del paesaggio che in Trentino, come in ogni regione d’Italia, è unico, conforma l’identità territoriale degli abitanti e costituisce un’immensa ricchezza per tutti, anche in vista di futuri sviluppi turistici.
Italia Nostra Sezione trentina – Il Consiglio direttivo
trento@italianostra.org

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