
Alle CER della Regola Feudale di Predazzo un sollecito per il rispetto del paesaggio.
Il fotovoltaico deve stare sui tetti.
È notizia del 19 marzo: la Regola Feudale di Predazzo intende costituire una Comunità Energetica Rinnovabile (CER) per fornire energia diretta alle aziende locali. Ad oggi non c’è un vero e proprio progetto, ma la decisione di avviare un percorso di approfondimento di questa tematica. Il fatto però è che c’è già una indicazione precisa: il parco fotovoltaico è proposto a terra, in un’area in località Coste, nel comune di Predazzo.
Ora verrà attivato un dibattito per analizzare i problemi di fattibilità tecnica, di resa effettiva, di economicità e per risolvere i vincoli sul terreno (proprietà, usi civici, affitti, tutele) .
La decisione di localizzare una notevole quantità di pannelli fotovoltaici su un terreno libero, in un ambiente alpino, è assolutamente contraria ai principi di tutela paesaggistica.
Come si può affermare: “un progetto decisamente ambizioso, che tocca temi caldi come la transizione ecologica e la valorizzazione del territorio”, quando la proposta si riferisce ad un parco fotovoltaico previsto su un terreno vergine? In questo caso si può parlare solo di valorizzazione economica, non certo di valorizzazione paesaggistica e questo fatto inficia la validità e la sostenibilità di tutto l’intervento. Può essere che la proposta si giustifichi per il fatto che tale zona sia abbastanza defilata, ma il paesaggio non è perimetrabile: uno sfregio incide su tutto l’introno visibile, anche quello più distante.
Una CER che preveda l’impianto fotovoltaico sui prati o sui campi non valorizza le risorse del territorio ma è paragonabile a un’azienda con scopi principalmente economici. Per dilatare la finalità delle CER anche all’ambito ambientale e paesaggistico deve essere fatta una scelta prioritaria ed etica: i pannelli devono stare sui tetti, non possono invadere terreno libero, assolutamente non devono invadere prati e campi, né in zone montane, né in pianura. La terra è da rispettare. Il consumo di suolo è da bloccare.
Com’è possibile che i nostri amministratori da una parte plaudano a buone pratiche messe in atto dalla Magnifica comunità di Fiemme – che recentemente si è aggiudicata il premio nazionale del paesaggio 2026 promosso dal Ministero della Cultura – e dall’altra autorizzino e sovvenzionino, con cospicui finanziamenti pubblici, interventi che deturpano i versanti montuosi dello stesso territorio?
Se il premio per la tenuta dei boschi della Magnifica Comunità “è motivo di orgoglio e soddisfazioneper tutto il Trentino che riesce a distinguersi per l’eccellenza delle sue comunità e dei suoi paesaggi”-come ha dichiarato l’assessore Mattia Gottardi- e se questi boschi “curati da secoli con responsabilità e visione collettiva rappresentano oggi un simbolo concreto di equilibrio tra tutela ambientale e sviluppo sostenibile” – come afferma lo scario Mauro Gilmozzi – perché si ammette l’invasione delle zone libere tra un bosco e l’altro con ampie distese di pannelli neri rilucenti?
Come è possibile proporre l’utilizzo di terreni destinati ad uso civico per scopi che non sono in linea con lo spirito dei diritti collettivi -di origine antichissima, inalienabili e imprescrittibili- che hanno permesso di trarre sostentamento agli abitanti e garantito fino ad ora la conservazione e la salvaguardia dei relativi territori per una corretta trasmissione alle giovani generazioni?
Non è finalmente ora di impostare una logica e coerente politica di salvaguardia dei beni comuni e collettivi – tra cui svetta il paesaggio – in modo organico e coerente?
Che ruolo hanno oggi le Commissioni per la Tutela del Paesaggio in Trentino? C’è la consapevolezza che il paesaggio va tutelato, prima ed oltre a qualsiasi altro interesse di tipo economico o affaristico, perché così detta l’art. 9 della Costituzione italiana?
Italia Nostra si è espressa più volte su questo tema, favorevole alla ricerca e realizzazione di produzione energetica da fonti rinnovabili ma critica sull’invasione dei terreni liberi, con prese di posizione contrarie all’approvazione della norma provinciale sulle aree idonee, ai parchi fotovoltaici in Giudicarie, a Levico e in altre zone del Trentino e alla proposta del parco agrivoltaico a Caldonazzo, fortunatamente osteggiata anche dal Comune.
In novembre l’associazione ha indirizzato anche una lettera al vescovo di Trento con un appello per la definizione di indirizzi per la salvaguardia del territorio libero e dell’architettura storica in occasione dell’ingresso della Diocesi di Trento in una Comunità Energetica di ampia scala (Fondazione Diocesi Energy di Treviso), affinché sia abbia cura di evitare localizzazioni incongrue, salvaguardare le architetture storiche e quelle di carattere sacro e preservare il suolo libero a favore dell’installazione dei pannelli sui tetti di edifici che non presentino requisiti storico-artistici da tutelare. Questo nella convinzione della necessità urgente di fermare il consumo di suolo al fine di preservare il nostro delicato ecosistema, in linea con lo straordinario messaggio contenuto nell’enciclica “Laudato sì” di papa Francesco.
Italia Nostra Trento – Il consiglio direttivo

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