
IL PAESAGGIO VIOLATO. LA DEROGA NON PUO’ DIVENTARE REGOLA
Il caso della deroga per la demolizione, modifica del sedime e ricostruzione, con un aumento volumetrico del 450%, del rifugio escursionistico Buffaure, è lo specchio della deriva che la cultura della tutela del paesaggio sta attraversando in questo momento.
In luogo dell’attuale rifugio il Consiglio comunale di Sèn Jan ha dato parere positivo alla deroga per il progetto che prevede un edificio che striderà pesantemente con la cornice paesaggistica: un enorme volume di quattro piani di altezza, con garage nel seminterrato, ristorante da 120 posti, una terrazza con 150 posti a sedere, spazi wellness, 5 suites con sauna privata e terrazza, oltre ad altre stanze per il personale e l’appartamento dei gestori. Questo intervento comporterà inoltre la demolizione di un manufatto parte del patrimonio edilizio tradizionale montano, realizzato in tronchi di legno con l’antichissima tecnica del blockbau e vincolato a interventi di risanamento conservativo. Una baita, quella da demolire per far posto alla ricollocazione del nuovo rifugio Buffaure, che sarà anch’essa ricostruita su un nuovo sedime, precisamente nelle immediate vicinanze del rifugio. Con l’occasione, poi, la baita sarà anche interessata da cambio d’uso, diventando un locale per il ricovero di fortuna aperto nei periodi di chiusura del rifugio, insomma un bivacco. Chissà, forse il primo bivacco all’interno di una zona sciistica.
La deroga deliberata dal consiglio comunale di Sèe Jan, non solo contempla due interventi in totale contrasto con le norme dello strumento urbanistico comunale ma ha anche come effetto quello di dimostrare, ancora una volta, come gli strumenti urbanistici comunali, per le stesse amministrazioni che li hanno adottati, non costituiscono dei ”punti fermi” per il governo del proprio territorio, ma un fastidioso orpello da stravolgere ogni volta che la proprietà immobiliare lo chiede.
La delibera di deroga non contiene nessun accenno ai temi paesaggistici, si limita a sottolineare il migliore inserimento all’interno dell’area sciistica del Monte Buffaure, in considerazione del nuovo dislocamento della partenza dell’impianto Col de Valvacin e la conseguente modifica del tracciato della pista da sci.
Altro aspetto della delibera che lascia quantomeno perplessi, è la dichiarazione secondo cui non viene in alcun modo pregiudicato il superiore interesse generale, tralasciando qualsiasi accenno al paesaggio. Dimenticando che l’articolo 9 della Costituzione della Repubblica non si occupa solo del patrimonio storico e artistico della Nazione, ma anche del paesaggio. E questo aspetto doveva essere quantomeno affrontato nell’atto di deroga.
C’è poi un ulteriore aspetto che caratterizza negativamente questa deroga ed è il modello di ospitalità proposto per un edificio che si trova in un contesto qual è quello in questione. Spazi wellness, 5 suites con sauna privata e terrazza, non rispondono certo a quel requisito di “sobria ospitalità in zone di montagna” che la legge provinciale 15 marzo 1993, n. 8 non limita ai soli rifugi alpini e che comunque dovrebbe costituire principio inderogabile per qualsiasi struttura ricettiva in quota (in questo caso siamo a 2000 m/slm). Ricordiamo che siamo nelle vicinanze della valle San Nicolò, per la quale da tempo si sta attuando una regolamentazione e riduzione del traffico automobilistico, con un ampio e partecipato dibattito pubblico.
Non è in questo modo che si governa un territorio, soprattutto in zone di pregio paesaggistico, dove è assolutamente lacunoso mettere in campo ragionamenti unicamente di stampo economico, senza valutare la complessità degli argomenti insiti nel contesto.
Con questo non si intende proporre “l’imbalsamazione” dello stato di fatto, ma sicuramente richiedere che le trasformazioni siano calibrate, in sintonia ed equilibrio con la specificità del sito.
Il titolo giuridico della proprietà privata non dovrebbe essere visto unicamente come facoltà di decidere in toto le sorti e le possibilità di utilizzo del bene fino a proporne lo stravolgimento totale, ma dovrebbe portare con sé anche la presa in carico di responsabilità per la sua corretta gestione e per la sua salvaguardia.
I consiglieri comunali hanno il compito di rappresentare gli interessi della cittadinanza e di tutelare i beni comuni, non di assecondare gli interessi dei singoli cittadini. Solo 13 su 18 erano presenti in quel consesso dove la proposta di approvazione della deroga ha raccolto l’unanimità.
In questo caso la collettività si vedrà depauperata di un bene che travalica il possesso della baita, ma che è costituito dall’ambiente di montagna, dal paesaggio alpino, patrimonio collettivo di tutti i frequentatori di quella zona.
Italia Nostra Trento – Il consiglio direttivo

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